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Il mal di testa è una condizione comune, che colpisce il 47% della popolazione mondiale

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01 Luglio 2021 Torna al blog

Il mal di testa è una condizione comune, che colpisce il 47% della popolazione mondiale

CLASSIFICAZIONE
L'International Headache Society (IHS) ha identificato 14 diversi tipi e sottocategorie di cefalee. Le stesse sono state classificate in “primarie”, se derivanti da origine vascolare o muscolare, o “secondarie”, qualora derivino da un'altra fonte, come un’infiammazione o lesioni alla testa o al collo.

Le cefalee primarie (emicrania, cefalea di tipo tensivo, cefalea a grappolo, ecc.) sono quei mal di testa la cui causa è da ricercarsi nel substrato neurologico delle persona affetta, che risulta essere più sensibile e che possiede una minor adattabilità agli stimoli dolorifici.
Le cefalee secondarie, di cui fa parte anche la cefalea cervicogenica (CGH), sono, invece, quelle che presentano una causa ben identificabile. Nel caso specifico della cefalea cervicogenica, ad esempio, la sorgente del dolore è da ricercarsi nel rachide cervicale.

SEGNI E SINTOMI
L'IHS ha classificato la CGH come cefalea secondaria con "dolore riferito da una fonte al collo e percepito in una o più regioni della testa e/o del viso". Questa classificazione ha anche descritto il dolore come unilaterale o bilaterale, che colpisce la testa o il viso, o, più comunemente, la regione occipitale, la regione frontale, o la regione retroorbitale.

I sintomi tipici di cefalea cervicogenica sono caratterizzati da un dolore unilaterale che non cambia lato, spesso ad insorgenza dal collo, tipicamente con uno sviluppo postero-anteriore, che comincia, quindi, dal rachide cervicale o dall’area sub-occipitale e arriva all’occhio o alla tempia. Il dolore è di solito di intensità moderata o in alcuni casi severa, ma non di tipo pulsante, caratteristica quest’ultima, che permette di differenziarlo dal dolore emicranico. Talvolta il dolore può scendere verso la spalla o il braccio omolaterale.

I sintomi sono innescati da movimenti del collo, posizioni protratte del capo, posture scomode mantenute e/o una palpazione provocativa della regione cervicale superiore o occipitale. I sintomi della cefalea cervicogenica sono spesso sovrapponibili a quelli di altre cefalee e, per tale motivo, capita che questo tipo di mal di testa non sia identificato. Il dolore cervicale, infatti, può essere una caratteristica predominante nel 68% dei pazienti con emicrania o cefalea di tipo tensivo. Va detto, inoltre, che esistono forme di cefalea definite miste, in cui più tipi di cefalea possono coesistere.

Altri sintomi associati al CGH includono vertigini, nausea, incapacità di concentrazione, dolore retrooculare e disturbi visivi.




Il meccanismo fisiopatologico è attribuibile al nucleo trigemino-cervicale nel quale convergono sia le afferenze provenienti dal nervo trigemino sia quelle provenienti dai segmenti cervicali C1-C3.

DIAGNOSI
La diagnosi di cefalea cervicogenica è essenzialmente clinica.

Molto importante è la diagnosi differenziale per escludere possibili red flags (tumori, disfunzioni delle arterie cervicali, ecc), cefalee primarie, altre cefalee secondarie o la nevralgia occipitale.

TRATTAMENTO
A causa della diversa area e gravità della disfunzione, ci sono una varietà di tecniche di trattamento che il fisioterapista può utilizzare nel trattamento del CGH.

Le tecniche di trattamento non invasivo consistono nella stimolazione elettrica nervosa transcutanea (TENS), nel massaggio, nell’esercizio fisico, nella manipolazione o nella mobilizzazione. Degli approcci non invasivi, i più comunemente citati in letteratura sono manipolazione e mobilizzazione.

Nella pratica clinica il mal di testa rappresenta una delle condizioni che più frequentemente si presenta nel mio ambulatorio. Una corretta valutazione ed un approccio con tecniche manuali adeguate forniscono al paziente l’alternativa di primo piano, capace di ridurre frequenza ed intensità dei sintomi.

Ma in che maniera? Quali sono le strategie terapeutiche più idonee?
Per scoprirlo ci viene in aiuto una revisione sistematica di Racicki et all del 2013: “Conservative physical therapy management for the treatment of cervicogenic headache: a systematic review”.

In questa revisione sono stati presi in considerazione sei studi clinici che includevano un totale di 457 partecipanti di età compresa tra 7-15 e 18-60 anni.

Le misurazioni condotte sui partecipanti includevano parametri quali:
- la frequenza della cefalea, definita come il numero di giorni di cefalea alla settimana, il numero medio di ore di cefalea al giorno e la percentuale di giorni con cefalea;
- l’intensità della cefalea, che è stata misurata utilizzando la scala analogica visiva ( VAS);
- la durata del mal di testa, misurata in ore totali e numero medio di ore in cui il mal di testa è durato nell'ultima settimana;
- l’intensità del mal di testa e del dolore al collo, misurata utilizzando la scala del dolore di Von Korff modificata;
- l’uso di analgesici, ovvero il numero medio di antidolorifici al giorno e la percentuale di giorni che necessitano di farmaci analgesici;
- lo stato di salute generale, valutato utilizzando le scale riassuntive delle componenti fisiche e mentali dell’SF-12;
- le lezioni scolastiche perse a causa del mal di testa.

L'importanza clinica di questi studi risiede nel fatto che gli stessi hanno fornito una revisione completa degli approcci terapeutici conservativi di terapia fisica per i pazienti con diagnosi di CGH.
I risultati indicano che le tecniche di trattamento conservativo fisioterapico sono interventi efficaci per ridurre l'intensità e la frequenza del CGH, così come il dolore al collo.
Sulla base delle dimensioni degli effetti, i risultati indicano che sia la manipolazione cervicale che la mobilizzazione, insieme all'esercizio, sono stati gli interventi conservativi più efficaci per ridurre l'intensità, la frequenza e il dolore al collo del CGH.

Nello specifico……
La fisioterapia è il trattamento di prima scelta nella cefalea cervicogenica ed è rivolta principalmente alle disfunzioni del rachide cervicale che generano i sintomi.


Come visto, le disfunzioni possono riguardare la mobilità articolare, la funzione neuromuscolare, oltre a possibili alterazioni del sistema nocicettivo (sensibilizzazione periferica e/o centrale).
Per influenzare positivamente queste disfunzioni è possibile utilizzare diverse tecniche.
Per le disfunzioni delle articolazioni cervicali e la riduzione del movimento del collo, ad esempio, è possibile utilizzare tecniche manuali come manipolazioni (sia del rachide cervicale che di quello toracico), mobilizzazioni, SNAG, tecniche miofasciali per il trattamento di eventuali ipoestensibilità muscolari o trigger points, ed esercizio terapeutico.
Per le problematiche delle funzioni neuromuscolare l’intervento d’elezione è l’esercizio terapeutico, sia con l’obiettivo di incrementare forza e resistenza soprattutto dei muscoli flessori ed estensori profondi cervicali, sia al fine di migliorare il controllo motorio. Lo stretching è la modalità di esercizio meno raccomandata, nonostante sia spesso consigliata.
Nei pazienti con cefalea cervicogenica spesso sono presenti, inoltre, trigger points miofasciali, soprattutto a livello dei muscoli suboccipitali, dello sternocleidomastoideo e del trapezio superiore, che possono essere causa di dolore riferito e alterazioni della funzione muscolare. Il loro trattamento si è dimostrato efficace nel ridurre dolore e disabilità in questi pazienti.


A questo tipo di mal di testa (CGH) possono essere associati anche disordini temporo-mandibolari. In questo caso il trattamento di questi ultimi porterebbe ad una riduzione dell’intensità dei dolore ed un miglioramento della funzione cervicale.
Anche l’educazione e l’informazione del paziente sono sicuramente componenti importanti del trattamento della cefalea cervicogenica, come per altre condizioni neuro-muscolo-scheletriche soprattutto se persistenti, anche se al momento c’è scarsità di prove di efficacia specifiche per la cefalea cervicogenica in letteratura.

Il trattamento farmacologico antinfiammatorio non è stato indagato in letteratura mentre gli oppioidi non sono consigliati per la scarsa efficacia e l’alto rischio di effetti collaterali. Il trattamento più efficace per questo tipo di problematica è al momento rappresentato quindi dalla fisioterapia.

CONCLUSIONE
Abbiamo visto come la cefalea cervicogenica sia strettamente legata alle disfunzioni del rachide cervicale e come il fisioterapista possa avere un ruolo di rilievo nella valutazione e nel trattamento di questa patologia. In questo caso, quindi, la stretta collaborazione con il medico specialista potrebbe essere un valore aggiunto per la gestione di questo tipo di paziente, soprattutto per la possibilità di identificare in modo più accurato eventuali disfunzioni cervicali ed effettuare un trattamento il più efficace ed appropriato possibile.

A cura del Dottor Rabiolo Adriano
Fisioterapista
E mail: adrianorabiolo@gmail.com

Bibliografia.

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